Il Comitato Contrade Sant’Elia Montenegro chiede gli interventi necessari a ridare dignità a interi quartieri
martedì 30 marzo 2021

Il Comitato Contrade Sant’Elia Montenegro, presidente Antimo Tateo, il vicepresidente Dott. Valerio Stano e il Rappresentate per Montenegro Gianluca Franzel chiedono a che punto è il Comune di Brindisi con interventi che si attendono da anni per ridare dignità a interi quartieri: "È il 22 febbraio 2021 quando il Consiglio Comunale di Brindisi vota all’unanimità l’ordine del giorno che impegna il Sindaco e la Giunta a dare corso a quanto segue: 1) a demandare al settore Lavori Pubblici di elaborare una relazione relativa alle opere idrico fognare non ancora realizzate nelle suddette aree da trasmettere all’Autorità Idrica Pugliese; 2) a sollecitare il settore Lavori Pubblici al completamento della revisione dei progetti definitivi attraverso il gruppo di lavoro istituito con determina n. 205 del 9 giugno 2020 così da poter rideterminare insieme al Settore Urbanistica la quantificazione degli oneri di urbanizzazione; 3) a dare mandato al Settore Urbanistica e al settore Servizi Finanziari di applicare la previsione del Regolamento sulle Imposte Comunali relativa alla possibilità di rateizzazione fino ad un massimo di 72 rate, anche rispetto agli oneri concessori dovute per le istanze di condono; 4) a valutare di concerto con la Regione Puglia, l’applicabilità dello strumento del c.d. Piano casa, nei limiti consentiti dalle condizioni degli immobili insistenti nelle aree oggetto di variante di recupero, in relazione alle pratiche di condono aperte ai sensi delle leggi 47/85, 724/94 e 326/2003. Questo é l’epilogo di una serie di attività messe in atto dairappresentanti del comitato, di concerto con la Commissione Urbanistica di Brindisi.

Di questo ordine del giorno, oggi, non abbiamo notizie; degli impegni che all’unanimità sono stati sottoscritti non c’è traccia. Tutto è fermo nonostante gli iter di valutazione delle pratiche stiano procedendo. Per chiunque non fosse a conoscenza dei fatti, facciamo un piccolo riepilogo storico. Le contrade sono sorte agli inizi degli anni 80, il fenomeno si è protratto fino alla seconda metà degli anni 90. Durante gli ultimi decenni sono state emanate tre leggi di condono nazionale, le stesse riportate al quarto punto dell’ordine del giorno. Nel 2000 il Comune di Brindisi ha adottato una variante di recupero approvata definitivamente solo nel 2005 dalla Regione Puglia. Nei progetti venivano disegnate strade larghe 10 metri, condotte idriche e fognarie, marciapiedi, illuminazione pubblica e tutto ciò che serve per rendere la zona urbanizzata. Gli anni sono passati e quei progetti sono rimasti tali mentre i residenti si sono impegnati a realizzare le strade che però non hanno l’ampiezza prevista; in alcune zone hanno persino anticipato le opere idriche e fognarie che hanno avuto dei costi notevoli.

Altre strade sono state servite dei tronconi utilizzando fondi comunitari. Fatto sta che possiamo considerare obsoleti e per questo molto onerosi quei piani che noi ovviamente riteniamo debbano essere rivisti. In questi mesi la questione ha avuto una portata mediatica importante, anche grazie alla nascita dei vari comitati. Ci dispiace leggere polemiche, ascoltare alcune affermazioni che non ci danno merito ma siamo stanchi di essere chiamati abusivi a distanza di diversi decenni. Sottolineiamo che il 95% delle abitazioni ha presentato regolare domanda di condono e che non si può più dunque parlare in questi termini anche e soprattutto perché lo stallo nella valutazione delle pratiche non è dipeso dai proprietari ma dall’inerzia della Pubblica Amministrazione. Con spirito costruttivo e tanto impegno e pazienza, abbiamo provato a trovare soluzioni comuni ad un problema atavico, senza mai pensare neanche lontanamente di sottrarci ai nostri doveri maproponendo tutto ciò che una società che si definisce civile avrebbe attuato senza indugi. Sono passati diversi mesi da quando abbiamo formulato le nostre proposte, trentasei giorni da quando è stato votato l’ordine del giorno ma ad oggi nulla è cambiato e noi residenti continuiamo a navigare a vista.

A questo punto ci chiediamo se ci sia davvero la volontà di risolvere questa vicenda definitivamente o se si continuerà a procedere senza indugio a chiedere somme molto elevate, senza la possibilità di rateizzare i pagamenti e sulla base di un progetto di recupero anacronistico che difficilmente riteniamo vedrà la luce. Sappiamo di non essere ben visti, di essere considerati indegni di una società civile, la stessa che condanna a prescindere tutti noi ma che ipotizza sorti ben diverse per questioni analoghe. La sfiducia nelle istituzioni è tanta, l’assenza di una logica chiara mortifica e svilisce l’impegno di una comunità che non ha più voglia di essere trattata in questo modo. Abbiamo sempre proposto dialogo e soluzioni ma neanche di fronte ad un chiaro impegno collettivo c’è stata quella risposta che auspicavamo. Non è più tempo di fare filosofia, è tempo di essere concreti. Calma e pazienza non saranno più le parole chiave della nostra azione".