“Dispera bene”, la rassegnazione serena di Veneziani: “Io estraneo al referendum”
venerdì 28 agosto 2020

Ieri, a Campi Salentina (LE), nell'ambito delle manifestazioni del Festival Estate, si è concluso un grande ritorno: Marcello Veneziani, uno degli intellettuali di destra più noti e apprezzati in Italia e nello scenario internazionale, è stato ospite in Piazza "Unità d'Italia" per presentare il suo ultimo libro, "Dispera bene" (Marsilio Editori). L'evento è stato organizzato dall'assessorato alla Cultura di Campi Salentina, rappresentato dal Vicesindaco, Laura Palmariggi, in collaborazione con la fondazione "Città del Libro", di cui Veneziani è stato già membro del comitato scientifico. La fondazione un tempo poteva vantarsi di essere la seconda manifestazione libraria in Italia, dopo Torino. Dopo anni, la fondazione cerca il rilancio e lo fa con ospiti d'eccezione, ieri con Marcello Veneziani e, per citare un altro esempio, la Lectio Magistralis "La parola ai giovani", di Umberto Galimberti, il 18 Agosto. "Dispera bene" è una fatica letteraria che si rivolge al popolo italiano, invitandolo a rassegnarsi perché il cambiamento, sia nella vita sia in politica, è un processo lento, faticoso, farraginoso e che, spesso, non porta i risultati sperati. È un monito ai più piccoli e ai più grandi, esortando gli uni ad essere coscienziosi e gli altri ad essere magnanimi con sé stessi.

Questo libro è l'ultimo di una lunga serie di lavori che, come lo stesso autore ci ha confermato nell'intervista che ci ha concesso, si allontanano dalla dimensione materiale e "molto umana" dell'Italia del 2020 per avvicinarsi ad una sponda più spirituale e religiosa. La biografia di Marcello Veneziani parla da sé. Scrittore e giornalista, originario di Bisceglie, ha prodotto vari saggi di storia delle idee, filosofia civile e cultura politica, chiamato da Indro Montanelli, ha scritto a lungo sul Giornale, ha collaborato anche con Il Messaggero, La Repubblica quando era diretta da Eugenio Scalfari, La Stampa, Il Secolo d’Italia, L’Espresso, Panorama, Il Mattino, La Nazione/Qn e La Gazzetta del Mezzogiorno, è stato redattore del giornale radio di mezzanotte nonché commentatore della RAI.

A quale categoria di italiani, giovani, lavoratori, pensionati, è rivolto prioritariamente "Dispera bene"?

"È un libro rivolto a tutti, in modo particolare a due categorie: ai ragazzi e agli anziani, meno all'età media. Riguarda di più gli estremi anagrafici, i primi perché hanno una vita davanti e i secondi perché hanno un bilancio da fare".

"Dispera bene" invita ad una rassegnazione serena. In politica, invece, noi italiani dobbiamo rassegnarci alla supervisione dell'Unione Europea oppure è possibile, secondo lei, un ritorno alla piena sovranità?

"Politicamente, l'Italia dovrebbe quantomeno tentare di far valere le proprie opinioni, i propri sentimenti e i propri diritti. Fermo restando che bisogna essere disincantati sull'esito: non bisogna farsi molte illusioni, lo spettacolo della politica, in senso generale, è deprimente e non soltanto nei confronti di chi governa. 'Essere disincantati' non significa cedere, ma essere consapevoli che i risultati non potranno mai essere straordinari".

Lei, prima di arrivare ai saggi su temi esistenziali inerenti il senso della vita, ha scritto molte opere inerenti la cultura occidentale ed il ruolo di Dio nelle nostre vite. Ritiene che la religione sia destinata ad essere sempre più marginale nelle vite delle generazioni occidentali? Si può invertire questa tendenza?

"Io noto un dato contraddittorio: da una parte vedo il declino della religione, del senso del sacro, della fede in Dio nelle società occidentali, dall'altra parte mi rendo conto che è un bisogno necessario quello del sacro e di Dio. Su questa seconda parte io scommetto, ovvero sul bisogno di credere, sulla necessità di pensare ad un Dio che supervisiona, e queste idee non possono essere facilmente soppresse".

Quando è iniziata, secondo lei, la sfiducia dell'uomo occidentale nelle sue tradizioni, nei suoi valori? Esiste un fenomeno storico scatenante che ha influenzato l'avanzata del secolarismo?

"Un fenomeno storico scatenante è molto difficile da individuare: sicuramente esiste un processo a tappe. Se non vogliamo rincorrere nei secoli questo declino, possiamo dire che negli ultimi tempi, ovvero dal 68' in poi, c'è stata un'ondata ancora più forte di secolarizzazione, di nichilismo, di primato assoluto dell'Io, di perdita di ogni riferimento superiore. Credo che quello sia stato l'ultimo degli elementi, ma la marcia è antica e risale al passaggio alla modernità, comprendendo la Rivoluzione francese e più tardi il '900. Noi possiamo soffermarci sulle tappe più vicine a noi, che più da vicino riguardano le nostre vite".

La classe politica, più o meno laica, ha sempre investito nella scuola e nella cultura per dare la sua idea di società: con il declino della scuola e un'idea di rilancio culturale limitata, che cosa deve fare la nostra classe dirigente per valorizzare di più il Paese più bello del mondo?

"Partire dalla cultura, e quindi dalla scuola, sarebbe ovviamente la priorità. Il problema è che manca sia la sensibilità nei confronti della cultura sia l'attrezzatura, ovvero abbiamo una classe politica che è tra le più povere culturalmente e che non può certamente contribuire a dare nuovo slancio alla scuola italiana. Ripartire dalla scuola, che fu l'atto fondativo dello stato italiano unitario, sarebbe necessario. Quando nacque l'Italia, fu chiesto a Mazzini quali fossero le tre priorità per il Paese e lui rispose: "Scuole, scuole, scuole", ribadendo la necessità di formare gli italiani. Ad oggi, riprendere il processo è fondamentale ma non si intravedono i possibili promotori".

Nell'attuale scenario politico, molto frammentato, quale partito e, soprattutto, quale capo partito, secondo lei, sarebbe in grado di invertire il declino dell'Italia? Ritiene il Centrodestra, anche alla luce della sua formazione politica, sicuramente più affidabile degli altri?

"Io credo che il Centrodestra sia meno inaffidabile. Io non ho particolare fiducia in nessun capo partito e non penso ci sia una figura capace di dimostrarsi risolutrice della situazione italiana. Di fronte allo spettacolo di questo governo, di questa maggioranza, di quella formula politico-culturale che è il "grillo-sinistrismo", credo che un'inversione di marcia e una ripresa di temi nazionali, sovranisti possa essere una buona strada".

Qual è la sua opinione sul referendum costituzionale di settembre?

"È un'opinione a cui difficilmente riesco a dare una sintesi: tagliare il numero dei parlamentari è cosa buona e giusta, ma bisognava inserire questa riforma in un contesto più ampio. Bisognava diversificare i ruoli di Camera dei Deputati e Senato della Repubblica, superando il Bicameralismo Perfetto, riqualificare qualitativamente le pattuglie parlamentari, attuare l'elezione diretta del governo. Così concepita, invece, è una riforma inutile, che non fa risparmiare e che serve soltanto a rilanciare la boccheggiante forza politica dei grillini. Mi reputo estraneo a questo referendum, non esprimendo parere favorevole o contrario".

Può darci anticipazioni sul suo prossimo lavoro? Sarà incentrato su riflessioni e dialogo emozionale, oppure sarà un saggio di opinione sui fenomeni di attualità? "Mi sto sempre più allontanando dall'attualità. I miei prossimi libri, perché sono due, si articolano in due strade: uno è abbastanza anomalo, in quanto è un romanzo spirituale; il secondo, invece, è in fase finale di scrittura ed è un saggio su Dante Alighieri, in occasione dei 700 anni dalla sua morte. È un tentativo di lettura di Dante come padre dell'Italia. Da una parte una lettura storico-filosofica e dall'altra un viaggio spirituale, sempre più lontano dalle cose dell'Italia di oggi".

Thomas Invidia