Il ricordo di Michele Di Schiena, presidente di Corte di Cassazione e ambientalista
lunedì 29 giugno 2020

È morto a Brindisi, all'età di 86 anni Michele di Schiena, magistrato, presidente onorario aggiunto della corte di Cassazione. Di Schiena era nato a Lecce nel 1934. Commissario di Pubblica Sicurezza dal 1959 al 1967, aveva poi vinto il concorso di magistrato, esercitando le sue funzioni nel settore penale a Catanzaro e poi a Brindisi in quello del lavoro ininterrottamente fino al 1997. Di formazione cattolica e con una intensa esperienza giovanile nelle Acli in difesa delle ‘tabacchine’ a Lecce, nel post Concilio aveva assunto posizioni progressiste in ambito ecclesiale e di sinistra in quello politico. Iscritto all'Azione Cattolica, era stato presidente diocesano dal 1976 al 1982 e successivamente consigliere nazionale dell’Azione Cattolica per quasi sei anni al tempo della presidenza Monticone verso la quale aveva assunto, fra tante incomprensioni, una posizione critica “da sinistra”. Con l’Azione Cattolica ricordiamo le campagne sulla questione morale in politica, contro la pornografia, per la libertà della chiesa dal potere politico, contro la disoccupazione e l’emergenza abitativa e contro l'emarginazione sociale.

Nel 2001 aveva fondato con Carlo De Carlo, Gianni Caputo e altri il Forum Ambiente Salute e Sviluppo che ininterrottamente ogni martedì fino a prima della pandemia esaminava ed interveniva su questioni locali in un’ottica di tutela dell’ambiente della salute e della giustizia sociale. Tra le innumerevoli battaglie sostenute quella contro il rigasificatore, per il piano di emergenza, per le liste di attesa e il servizio sanitario pubblico, contro l’impatto sanitario dell’inquinamento industriale su popolazione e lavoratori del petrolchimico. "Convinto nonviolento, instancabile nel dialogo, tenace oppositore delle condizioni di ingiustizia, indisponibile alle carriere politiche, lascia un patrimonio di impegno idee e valori che cercheremo di custodire e valorizzare" - affermano Gli amici del Forum .

"Ho conosciuto Michele Di Schiena quasi quarant'anni fa quando stavamo costruendo il primo comitato contro la realizzazione della centrale termoelettrica di Cerano - spiega Doretto Marinazzo di Legambiente - Michele Di Schiena era presidente dell'azione cattolica diocesana di Brindisi e mi era stato descritto come una persona di grande tempra, austero e che incuteva rispetto, se non proprio soggezione. Mi disse allora che per un cattolico la vita era sacra e che, in nome di essa, non poteva essere accettato alcun compromesso per giustificare l'impianto programmato. Si stabilì subito un rapporto di stima reciproca tramutatosi ben presto in profonda amicizia. Combattere contro la costruzione della centrale era anche equivalente a combattere contro il sonno della ragione e della coscienze e contro quel "colossale mercato di scambi e favori" di cui anni dopo avrebbe parlato perfino l'amministratore delegato di ENEL Franco Tatò.

La grande dirittura morale di Michele Di Schiena si esprimeva pienamente anche e soprattutto nella sua professione di giudice del lavoro, attento a garantire la tutela dei diritti dei lavoratori, compresi ovviamente quelli operanti nel polo industriale lecui istanze sono state oggetto di sentenze che hanno fatto giurisprudenza. Da alcuni veniva rappresentato come un "giudice di sinistra”, ma in realtà Michele Di Schiena era sempre impegnato a difendere i diritti dei più deboli nel rispetto assoluto della costituzione, della legislazione italiana e della dottrina sociale della chiesa. Sono sempre stati i suoi principi morali ed appunto la dottrina sociale della chiesa a guidare il suo impegno civile e la sua attenzione verso la politica con la P maiuscola. Se avesse voluto, infatti, avrebbe potuto accogliere ripetuti inviti a candidarsi alla camera o al senato con garanzia di essere eletto,ma questa scelta era estranea rispetto alla sua decisione di impegno totale nella professione e nella vita sociale.

Abbiamo vissuto un lungo percorso insieme, conoscendo alcune sconfitte nel cercare di fermare ecomostri e l’inquinamento del territorio e della società; abbiamo conosciuto vittorie importanti quale quella che ha impedito la realizzazione del terminal di rigasssificazione dopo essere riusciti a portare in piazza migliaiadi brindisini ,ma soprattutto abbiamo condiviso l’impegno, le idee ed i progetti per “cambiare rotta “ titolo quest’ultimo dato a numerosi documenti e dossier per creare un’altra Brindisi. Michele Di Schiena leccese purosangue si sentiva profondamente brindisino e lo dimostrava nella vita quotidiana in quella sociale. Emblematica fu l’esperienza che visse quando fu chiamato a fare da garante nella scelta di un candidato sindaco al di sopra delle parti, momento del quale diceva che gli era rimasta come retaggio soltanto l’essere tornato a fumare. Ho detto che Michele Di Schiena appariva austero e poteva mettere in soggezione, ma io ho conosciuto la sua profonda umanità e l’espressione di valori profondi quali quello dell’amicizia che conserverò in me ricordandolo e l’amore profondo per sua moglie Lella, per i figli Maria Pia e Paolo, di cui mi parlava sempre con orgoglio, da ultimo per la piccola nipoteaccanto alla quale aveva riscoperto il grande piacere del gioco e della visione di film al cinema.

Quando l’ho sentito alcune settimane fa e mi ha manifestato i timori legati al precario stato di salute, ho ricordato, sperando che ciò fosse accolto come una nota beneaugurante, che sua madre era vissuta fino a centouno anni e che, quindi, aveva ancora un lungo percorso da compiere con la sua famiglia i suoi amici e per continuare ad operare affinché il “cambiare rotta” possa diffondersi. Purtroppo il mio auspicio non si è concretizzato ed oggi avvertiamo un profondo vuoto, ma anche un profondo stimolo a continuare quell’impegno civile nel quale la sua amicizia ed il suo insegnamento resteranno radicati in noi.