Liste d’attesa e file negli ospedali, l’Ordine dei Medici: “Senza risorse più problemi”
sabato 27 giugno 2020

di Gaetano Gorgoni 

Dopo la prima emergenza sanitaria dovuta al virus, dobbiamo affrontarne un'altra: quella delle patologie trascurate e degli esami non fatti. La foto della fila chilometrica davanti al Perrino di Brindisi è l’emblema di una situazione che creerà non pochi problemi agli utenti della sanità pubblica. Tra quelle persone, insieme ai tantissimi che andavano a trovare i propri parenti ricoverati (dopo tanta attesa dovuta al divieto di accesso nella fase dell’emergenza covid), c’erano anche pazienti che dopo mesi dovevano sottoporsi a un esame, a una visita specialistica o una terapia. Le procedure di sicurezza rendono ancora più lento e difficile l’accesso nelle strutture pubbliche: con il caldo estivo si rischia il collasso a pochi metri dall’ospedale. Secondo i dati raccolti dal Corriere della Sera, a causa del covid sono saltati 12,5 milioni di esami diagnostici, 20,4 milioni di analisi del sangue, 13,9 visite specialistiche e oltre un milione di ricoveri. Il piano di recupero nel Salento è possibile? Il presidente dell’Ordine dei Medici, Donato De Giorgi, esprime non poche perplessità.


Non possiamo dire che le liste d’attesa chilometriche sono comparse nel periodo del covid: c’erano già, ma si sono incancrenite. Il pubblico non riesce ad avere un rapporto virtuoso nemmeno con i privati che investono sulla tecnologia all’avanguardia: potrebbero essere utilizzate le strutture private per smaltire le lunghe file, ma i budget forniti per le convenzioni con il privato sono sempre più esigui e si esauriscono subito. Così, chi arriva prima ne può usufruire, chi si rivolge al privato quando il budget (nella radiologia incongruo per le necessità territoriali e fermo ai tempi del governo Monti) è esaurito, dovrà pagare il prezzo pieno dell’esame privatamente oppure affrontare le estenuanti attese di ospedali e strutture pubbliche. Nel settore della radiologia i fondi per le convenzioni dovrebbero essere programmati per tutto l’anno, ma le liste vengono aperte mese dopo mese, senza programmare una continuità: quindi chi deve prenotare esami, ad esempio ad agosto, deve attendere. La pandemia ha costretto sia le strutture pubbliche che quelle private a ulteriori spese: sanificazioni, disinfettanti, misuratori della temperatura corporea all’ingresso, barriere per la separazione, arredi su misura e altro. Le operazioni per la sicurezza rendono più lento anche l’ingresso in qualsiasi struttura, figuriamoci nel pubblico dove l’utenza si è concentrata in ospedali che servono una fascia di territorio ampissima. Le liste d’attesa variano dai 3 ai 4 mesi. I dati Crems pubblicati dal Corriere della Sera ci dicono che Le visite cardiologiche calano da 17,8 milioni a 8,2 milioni, cioè -54%, le visite dermatologiche si dimezzano (da 8,4%). Stessa storia per le visite gastroenterologiche, oculistiche, ortopediche e altro. Per fortuna l’attività oncologica non ha subito diminuzioni. Ma è chiaro che riducendo gli esami riduci anche la capacità di scoprire un cancro. Non va meglio neanche per quanto riguarda gli esami diagnostici: il crollo è del 37%. I dati sono allarmanti perché, a conti fatti, potrebbero saltare 51 milioni di prestazioni sanitarie.

IL PIANO DI RECUPERO IN SICUREZZA

“Non si possono fare più 15 cataratte in un giorno, come si faceva un tempo: c’è bisogno di tanta fatica per sanificare, mettere in sicurezza e utilizzare percorsi diversi - spiega il presidente dell’Ordine dei Medici, Donato De Giorgi - L’Asl ci chiede un piano di recupero per tutte quelle patologie che sono state trascurate nel periodo dell’emergenza covid. Si è accumulato un pregresso enorme. Ora tra un ricovero e l’altro ci sono tempi lunghissimi. Se non aumentano le risorse, le liste d’attesa saranno sempre più lunghe. Il pregresso aumenterà inevitabilmente”. L’Asl ha chiesto un piano di recupero con intensificazione dei turni, ma a parte il prolungamento dei turni non sembrano esserci altre soluzioni. In questo modo gli orari di lavoro diventerebbero nuovamente massacranti con le controindicazioni che tutti conosciamo. “Il medico troppo stanco è un rischio per se stesso e per il paziente-spiega il presidente De Giorgi- Ho posto questo problema al professor Lopalco: metteremmo mai un aereo di linea in mano a un pilota stanco? Non possiamo pretendere di recuperare le liste d’attesa senza nuove risorse. Si tira la coperta da una parte e dall’altra, aumenta la necessità di erogare prestazioni, ma diminuisce il tempo e il personale. Oggi paghiamo le politiche della sanità scellerate, tutte incentrate sui tagli, del passato”.

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