Sergi: “Società Partecipate del Comune di Brindisi vs Decreto Madia: una sfida da cogliere”
giovedì 15 settembre 2016
Tra pochissimi giorni, esattamente il 23 Settembre 2016, entrerà in vigore il Decreto Legislativo n.175 del 19/08/2016, Testo unico in materia di società a partecipazione pubblica, provvedimento normativo tanto atteso dagli addetti ai lavori ed “amanti” della spendingreview, che si prefigge l’ambizioso obiettivo di mettere ordine in un comparto del sistema economico italiano, tanto controverso quanto contestato, quale quello delle partecipazioni pubbliche.

Se da un lato, questo decreto rappresenta una importantissimo strumento nel processo di armonizzazione legislativa nazionale alle consuetudini anglosassoni, che vedono nei testi unici gli elementi qualificanti di un processo legislativo chiaro e di univoca interpretazione, del tutto contrapposti alla pressi legislativa italiana, in cui la continua sovrapposizione di provvedimenti legislativi sulla medesima materia, molto spesso poco chiari se non addirittura confliggenti tra di loro, quasi sempre paralizzano le decisioni conseguenti che gli attori, pubblici e privati, sono chiamati a dover assumere in merito, dall’altro un’attenta lettura degli articoli che lo compongono portano a porsi una serie di interrogativi circa i riflessi operativi che la loro attuazione avrà sulle partecipate del Comune di Brindisi.
L’art. 20 del predetto decreto, infatti, intitolato Razionalizzazione periodica delle partecipazioni pubbliche, al primo comma prescrive l’effettuazione, da parte delle PA, di un’analisi dell’assetto delle partecipazione detenute, sia direttamente che indirettamente, e la predisposizione di un piano di riassetto, ove ricorrano le condizioni di cui al secondo comma del medesimo articolo, per la loro razionalizzazione, fusione o soppressione,  anche mediante la messa in liquidazione o la cessione;  mentre al secondo comma, tra le casistiche scatenanti il riassetto di cui al primo comma, al punto d) ed al punto e) cita, rispettivamente, le partecipazioni in società che, nel triennio precedente, abbiamo conseguito un fatturato medio inferiore al milione di euro e partecipazioni in società, diverse da quelle costituite  per  lagestione di un servizio d'interesse generale, che abbiano prodotto  unrisultato negativo per quattro dei cinque esercizi precedenti. Ad un occhio attento, pertanto, non potrà sfuggire coma la Energeko sia da ricomprendere nella casistica di cui al punto d), visto che il suo fatturato medio nel triennio 2013-2015 è pari ad € 787.434,67, mentre la BMS sia da ricomprendere nella casistica di cui al punto e), avendo registrato perdite di esercizio a partire dal 2011. Ad onor del vero, alcuni potrebbero eccepire che, allo stato dell’arte, non sia possibile affermare che per la BMS ricorra l’ipotesi di cui al punto e), visto che, ad oggi, la società non ha approvato il bilancio di esercizio 2014 e pertanto, non essendo a conoscenza del risultato di esercizio conseguito dalla società in quell’anno, tale affermazione potrebbe risultare alquanto azzardata. Tralasciando le implicazioni civilistiche di tale mancata approvazione del bilancio di esercizio, visto che si è in ritardo di oltre 15 mesi rispetto a quanto prescritto dal codice civile in merito all’approvazione dei bilanci di esercizio delle società di capitale, così come volendo accantonare per un attimo le implicazioni, sempre di natura civilistica, della mancata ricapitalizzazione della società con ricostituzione del capitale sociale al di sopra del minimo legale, visto che ad oggi non è stato perfezionato il conferimento dell’immobile della società, caso che costituisce, sic et simpliciter, causa di scioglimento “senza indugio” della società, è plausibile ipotizzare che anche per il 2014 la società abbia registrato una perdita di esercizio, scenario questo che rende operativa l’ipotesi di cui al punto e).  
Stante così le cose, si potrebbe ipotizzare, nel prossimo futuro, l’apertura dell’ennesima emergenza occupazionale per il nostro territorio, con tutte le ripercussioni economiche e sociali che ciò innescherebbe, visto che” apparentemente” l’Ente non potrebbe far altro che prendere atto del concretizzarsi delle situazioni summenzionate e decidere la dismissione o, peggio, la soppressione, di tali società , nel redigendo piano di riassetto, la cui approvazione è normativamente prescritta entro dicembre di ogni anno. 
In realtà, più che una minaccia, l’attuazione di tale decreto legislativo rappresenta un’opportunità per l’Ente, che dovrà necessariamente essere colta, potendo finalmente promuovere un piano di riassetto in grado di riequilibrare società che per troppo tempo sono vissute furi mercato, seguendo logiche clientelari e di assistenzialismo pubblico come strumento di ultima istanza in grado di ripianare veri e propri buchi di bilancio, la cui responsabilità non è mai stato sino in fondo ricercata ed individuata. In questi mesi si dovrà lavorare strenuamente sulla BMS, approvando il bilancio 2014, perfezionando il conferimento dell’immobile, in grado di ricostituire il capitale minimo legale, ed approvando il bilancio 2015. Una volta effettuate tali operazioni preliminari, per rendere la società di nuovo pienamente e legittimamente operativa dal punto di vista civilistico, sarà necessario approfondire l’ipotesi di una fusione tra la BMS e la Energerko, in grado di rafforzare patrimonialmente la prima e scongiurare nefaste ipotesi di dismissione o chiusura della seconda, in quanto bisogna ricordare come quest’ultima  risulti  essere, ad oggi, una società in bonis che mai ha mostrato tensioni economico, finanziarie e patrimoniali.
Ma tutto ciò non basta e se veramente si vorrà cogliere appieno la sfida che tale decreto lancia alle Amministrazioni locali, bisognerà andare oltre la pianificazione di interventi che prevedano il soddisfacimento dei criteri minimi prescritti dallo stesso. Sarà, infatti, opportuno spingere ulteriormente tale processo di razionalizzazione e fusione, prevedendo ulteriori accorpamenti per la New.Co che si intende realizzare, con la società Servizi Farmaceutici e la Fondazione Nuovo Teatro Verdi, ad esempio, valutando attentamente anche la questione STP, alla luce del fatto che, presto o tardi, le quote della Provincia dovranno essere cedute al Comune, potendo tranquillamente ipotizzare che quest’ultimo diventi il socio unico del ramo d’azienda del servizio urbano.Nei fatti, seguendo tale via, si darebbevita ad una grande partecipata multiutilities, alla quale poter conferire ulteriori servizi, tra cui la gestione del patrimonio immobiliare comunale ed il servizio di riscossione dei tributi ed altri ancora, strutturandola secondo logiche organizzative di tipo divisionale, specializzate su singole aree di intervento pubblico, in grado, preliminarmente, di dare una tangibile sforbiciata alle tante poltroneattualmente disseminate tra tutti questi soggetti giuridici, e facendola divenire foriera delconse-guimento di economie sia di scala che di scopo e di strategie di sviluppo corporate, impensabili nell’attuale scenario di frammentazione dei servizi di pubblica utilitàtra diversi soggetti giuridici minori.
Solo mettendo da parte logiche politiche di individuazione di soluzioni in grado di mantenere immutato lo status quo, pur nel rispetto di prescrizioni normative sempre più stringenti, seguendo il motto gattopardesco del cambiare tutto per non cambiare nulla, si potrà ridare speranza ad un territorio ormai in ginocchio, altrimenti, seppur difficile da immaginare, il futuro non potrà che essere ancora più plumbeo rispetto al difficilissimo presente che stiamo vivendo.
Antonio Sergi