Laboratori analisi vuoti a causa dell'appropriatezza prescrittiva: meno esami e controlli
martedì 15 marzo 2016
Le lunghe liste d'attesa inficiano, come afferma più di qualcuno, l'accessibilità alle cure a una larga fetta di cittadini.

Eppure c'è un caso in cui anche l'assenza delle liste d'attesa produce lo stesso effetto: Il decreto legge varato dal ministro della Salute Beatrice Lorenzin ed entrato in vigore il 20 gennaio scorso, quello sulla cosiddetta appropriatezza prescrittiva, ha tagliato le code nei laboratori analisi per il semplice fatto che, ora, i medici non possono più prescrivere 203 esami che, prima dell'entrata in vigore della legge, erano alla base dei controlli clinici per una buona parte della popolazione. 

L'idea del ministro Lorenzin era quella di impedire o quantomeno ridurre il fenomeno delle “prescrizioni a pioggia”: i pazienti, quindi, una volta rivoltisi al proprio medico, dovrebbero ricevere un'attenta analisi da parte del professionista che, invece di ricorrere a esami di laboratorio ad ampio raggio, dovrebbe indirizzare l'utente verso il problema patito, riducendo al minimo il ricorso agli esami diagnostici. Dietro tutto questo, è facile intuire, c'è la volontà del contenimento dei costi della sanità. 

Come sempre accade, però, c'è un rovescio della medaglia: i medici, contrari alla norma sin dalla sua redazione, non prescrivono più come prima e i pazienti, quindi, sono meno controllati e, di conseguenza, corrono maggiori rischi di contrarre malattie di ogni tipo. Come nel più classico dei paradossi, questo contribuirebbe ad aumentare la spesa sanitaria dello Stato: meno controlli significa più malati e più malati significa più soldi per curarli, sia in termini di terapie, sia in termini di ospedalizzazione e ricoveri. È ancora troppo presto per sapere se questo fosco scenario si trasformerà in realtà: quello che è certo, invece, è che le sale di aspetto dei laboratori analisi privati, convenzionati col sistema sanitario pubblico, si sono drasticamente svuotate. 

Gli utenti, spesso disorientati dal cambiamento, bussano alle porte degli studi per sapere se questo o quell'esame, che finora veniva prescritto senza grossi problemi, è ancora disponibile: in molti casi la risposta è negativa e, allora, si preferisce rinunciare a un controllo che prima veniva effettuato periodicamente piuttosto che sobbarcarsi il costo della prescrizione. Oltre a molti esami di laboratorio, il provvedimento prevede le condizioni di erogabilità e le indicazioni di appropriatezza prescrittiva su prestazioni di Odontoiatria, Genetica, Radiologia diagnostica, Dermatologia allergologica e Medicina Nucleare. Le 203 prestazioni “tagliate”, quindi, se prescritte al di fuori delle condizioni di erogabilità contemplate dal decreto, sono a totale carico del paziente. 

Per capire la portata degli effetti della legge basta portare ad esempio alcune delle prestazioni cadute sotto la falce del decreto: esame del colesterolo, risonanze magnetiche ma anche estrazioni e ricostruzione di denti, oltre a molti esami di controllo per pazienti affetti da patologie croniche. D'ora in poi, il medico potrà prescriverli solo rispettando paletti e criteri precisi, pena una sanzione pecuniaria. Anche senza liste d'attesa, code o lungaggini di sorta, quindi, il diritto alla salute sembra essere sempre di più difficile accesso.